PARASSITI INTERNI
La presenza di parassiti intestinali è un’evenienza molto comune nel cane e nel gatto e per questo non sempre il problema deve essere valutato con preoccupazione. Gli animali domestici possono infatti contrarre molto facilmente i parassiti intestinali e le conseguenze sono più o meno serie a seconda del loro numero e delle condizioni di salute dell’animale infestato.
Vediamo la loro classificazione, la loro attività e come possiamo tenerli lontani. In linea generale i parassiti intestinali dei nostri amici si dividono in protozoi, nematodi (più comunemente, vermi tondi) e cestodi (conosciuti invece come vermi piatti).
SINTOMI
Non tutte le infestazioni parassitarie provocano sintomi visibili come nel caso della toxoplasmosi intestinale del gatto e dell’echinococcosi; le manifestazioni di malattia variano a seconda del numero di parassiti presenti e a seconda delle difese immunitarie del soggetto colpito. Le infestazioni da giardia, ascaridi, ancilostomi, tricocefali e tenia non causano gravi quadri clinici mentre la coccidiosi può presentare sintomi più importanti. In linea di massima i sintomi più comuni a tutti sono diarrea e vomito (anche con la presenza di sangue), alito maleodorante, gonfiore del ventre, aumento dell’appetito seguito da dimagrimento, disidratazione, anemia, e con il peggioramento delle condizioni generali, nei casi più gravi, può subentrare il decesso.
COME SI INTERVIENE
Non sempre i proprietari si accorgono della presenza dei parassiti intestinali e spesso capita di vederli muoversi nelle feci o nel vomito dell’animale. In questo caso, ai fini diagnostici, è importante conservarne un campione o descriverlo accuratamente al vostro veterinario, che potrà, con tutti i dati alla mano, individuare la cura più adatta nel debellare il parassita. Prima di sottoporre il cane ad un qualsiasi trattamento, infatti, è fondamentale sapere da quale verme è stato infestato; certi vermifughi a tal proposito sono specifici per gli ascaridi ma non per la tenia e viceversa mentre ne esistono anche di polivalenti. Per scoprire da quale parassita il nostro cane è stato attaccato, sarà utile eseguire una coproscopia (analisi delle feci). Dopo la diagnosi si stabilirà un calendario di sverminazione che, oltre a dover guarire il cane dal parassita dovrà essere protratto nel tempo per far si che la prevenzione diventi l’unica arma di difesa: sverminare le femmine gestanti due o tre giorni prima della monta, da dieci a quindici giorni prima del parto e da quindi a venti giorni dopo il parto più ogni quindici giorni per tutto il tempo dell’allattamento. Gli animali adulti e in condizioni normali, vengono trattati ogni sei mesi e ogni due-tre mesi se vivono in un canile o gattile oppure se sono cani da caccia.
Altra buona prevenzione può essere quella di impedire al nostro animale di leccare o ingerire ciò che trova a terra, soprattutto feci di altri animali e non somministrare cibi crudi: ricordiamolo sempre, la profilassi assume un ruolo determinante anche nei riguardi della salute umana.